Ottobre 1984: Michael Jordan fa il suo debutto in NBA coi Chicago Bulls, l’IRA progetta un attentato a Margaret Thatcher, Bettino Craxi crea una legge ad hoc per permettere a Silvio Berlusconi di trasmettere in tutta Italia con le reti Fininvest, in Giappone va in onda la prima puntata di Ken Il Guerriero, al cinema escono Terminator, Omicidio a Luci Rosse, Teachers, Cercando la Garbo, e Il Filo Del Rasoio, mentre nelle radio il successo del momento è Out of Touch di Hall & Oates:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Greg Valentine
– Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami
– Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki
– Campioni di coppia: i North-South Connection (Adrian Adonis & Dick Murdock)
– Campione dei pesi leggeri: Dynamite Kid
– Campionessa femminile: Wendi Richter
– Campionesse di coppia: Velvet McIntyre & Princess Victoria
Conto alla rovescia
La nuovissima accoppiata formata da Big John Studd e Bobby “The Brain” Heenan erano una combinazione letale per Hulk Hogan, che nei suoi 10 mesi da campione WWF non aveva mai affrontato una minaccia del genere. Heenan infatti non era soprannominato “The Brain” per nulla: la sua astuzia e la sua capacità di piegare ogni situazione a suo favore erano rinomate, e avrebbe fatto letteralmente di tutto per portargli via il titolo WWF. Il primo scontro tra i due fu incoraggiante per Studd, che sconfisse Hogan per count out, per portandosi via nel backstage la cintura per festeggiare come se avesse vinto il titolo. Ma ovviamente in WWF il titolo non poteva cambiare per count out, il ché per Heenan era un’autentica ingiustizia, e a quel punto propose un rematch tra Hulk Hogan e Big John Studd, dove il titolo avrebbe potuto cambiare mano anche in caso di conto fuori dal ring!

Heenan aveva già preparato un contratto, e invitò Hogan a venire fuori e firmarlo se voleva comportarsi da campione. L’Hulkster davanti al “suo” MSG non si fece pregare, e firmò immediatamente alle condizioni di Heenan quello che sarebbe stato un match unico nella storia della WWF, perché per la prima volta nella storia il titolo mondiale sarebbe potuto cambiare per count out!
Il rematch avvenne sempre al MGS, in un’atmosfera carica di tensione a causa della stipulazione, da cui Hogan aveva tutto da perdere. L’Hulkster conosceva bene certe certe pressioni: in Giappone infatti i titoli potevano cambiare anche per count out, e proprio a causa di questa particolare regola nipponica Hogan aveva perso il titolo mondiale IWGP a giugno contro Antonio Inoki. Perdere il secondo titolo mondiale senza essere stato davvero battuto sarebbe stata un’assurdità troppo grande per Hogan, che lottò contro Big John Studd al massimo della concentrazione, trionfando grazie alla mossa finale che usava nella NJPW, la Axe Bomber, con cui mise le spalle di Studd al tappeto per il conto di 3!
Il patto d’acciaio
La lista di nemici di “Rowdy” Roddy Piper era così lunga che sembrava impossibile non girasse sotto scorta, ma chi voleva il suo scalpo più di tutti era sicuramente “Superfly” Jimmy Snuka, che Piper aveva messo fuori gioco infortunandolo gravemente al collo ad agosto. In attesa del suo ritorno, a Piper fu recapitata una lettera durante una puntata del Piper’s Pit con ospite Dynamite Kid, che recitava che presto nel suo talk show si sarebbe presentato un parente di Snuka pronto a fargliela pagare!

La promessa fu mantenuta: ad irrompere al Piper’s Pit (dove lo scozzese ospitò The Executioner) fu il cugino di Snuka, Tonga Kid, con cui “Hot Rod” aveva già avuto -tanto per cambiare- qualche attrito durante un Piper’s Pit di marzo. Roddy Piper non si dimostrò affatto interessato ad affrontare Tonga Kid, che però legittimò la sua sfida battendo in pochi minuti proprio The Executioner. A quel punto lo scozzese iniziò a prenderlo più sul serio, e accettò di affrontarlo pochi giorni dopo. La furia di Tonga Kid però si rivelò superiore alle aspettative di Piper, tanto che il figiano si fece volontariamente squalificare, rivelando una determinazione fuori dal comune per i suoi 19 anni. E non sarebbe finita lì, perché il cugino di Snuka interruppe un altro Piper’s Pit, ribadendo che non si sarebbe fermato finché non avrebbe affrontato Piper!
Ma se i nemici di Piper erano tanti, gli alleati erano altrettanti, a partire da “Captain” Lou Albano, che al Piper’s Pit fece da paciere ad un incontro tra Piper e Greg “The Hammer” Valentine: i due avevano parecchi precedenti alle spalle, e non affatto amichevoli (solo 11 mesi prima i due si erano affrontati in WCW in un Dog Collar match, dove Valentine ruppe il timpano sinistro di Piper, facendogli perdere il 50% dell’udito da quell’orecchio), ma Albano sfruttò le sue capacità di manager per porre una tregua tra i due.
Gli alleati
La nuova e anti-americanissima coppia formata da Nikolai Volkoff e Iron Sheik non poteva lasciare indifferente il patriottico Sgt. Slaughter, che non vedeva l’ora di dare una nuova lezione all’iraniano dopo la loro rivalità di pochi mesi prima. Slaughter sfidò i due ad un Tag Team match, per cui al suo fianco si presentò come volontario… André the Giant!

Il super match avvenne al Meadowlands Arena di East Rutherford, con André & Slaughter che entrarono con la trionfale Coming to America di Neil Young nell’entusiasmo dei fan. Ovviamente i confronti più violenti furono quelli tra Iron Sheik e Sgt. Slaughter, già protagonisti di un brutale Boot Camp match a giugno, con Slaughter infatti sanguinò copiosamente nel corso del match, ma alla fine fu proprio lui ad effettuare lo schienamento finale, per di più proprio sull’iraniano. Slaughter festeggiò chiamando sul ring un gruppo di bambini per recitare giuramento di fedeltà alla bandiera americana, e la crociata russo-iraniana di Iron Sheik e Volkoff ora rischiava di essere stroncata sul nascere.




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