Luglio 1984: iniziano le Olimpiadi di Los Angeles, e l’Italia ottiene più ori che in qualsiasi altra edizione, il Napoli acquista Diego Armando Maradona, John McEnroe vince il Torneo di Wimbledon, il manifesto del cyberpunk Neuromante esce in libreria, al cinema escono La Rivincita dei Nerd, Giochi Stellari, I Muppet alla conquista di Broadway, Electric Dreams, Purple Rain, e La Storia Infinita, contenente la sua celebre Never Ending Story di Limahl:

Nel frattempo, i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Tito Santana

Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami

Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki

Campioni di coppia: i North-South Connection (Adrian Adonis & Dick Murdock)

Campione dei pesi leggeri: Dynamite Kid

Campionessa femminile: The Fabulous Moolah

Campionesse di coppia: Velvet McIntyre & Princess Victoria

Duri a morire

Dopo quanto successo al Piper’s Pit, tra “Rowdy” Roddy Piper e Jimmy “Superfly” Snuka non poteva che esserci un match risolutore. Il primo scontro tra i due avvenne allo Spectrum Stadium di Philadelphia, con il figiano che dominò gran parte della contesa per sfogare tutta la rabbia accumulata nei mesi precedenti, e Piper non fu da meno, tanto da farsi squalificare per aver usato le corde per far male alle parti basse di Snuka.

Snuka aveva vinto, ma non poteva di certo dirsi soddisfatto, e affrontò nuovamente “Hot Rod” al Madison Square Garden, in un match persino più intenso del precedente, dove Piper fece sanguinare copiosamente Snuka, che una volta visto il suo sangue sulle sue stesse mani si innescò, regalando al pubblico di New York uno dei momenti più esaltanti dell’anno: uno spettacolare Splash volante oltre la terza corda che travolse Piper! Con l’azione spostata fuori dal ring, il match si trasformò in una vera e propria rissa senza regole, da cui Snuka si fece prendere fin troppo, tanto da non badare al conto dell’arbitro, che consegnò la vittoria a Piper per count out (lo scozzese infatti, seppur stordito dai colpi, era riuscito a rientrare nel ring all’ultimo secondo).

La rock ‘n wrestling connection

Il mese di luglio fu particolarmente importante per l’espansione nazionale -e mondiale- della WWF, visto che avvenne quello meglio noto come il “Black Saturday”, ossia quando 14 luglio 1984 Vince McMahon acquistò la Georgia Championship Wrestling (che nel 1976 era già stata la prima compagnia ad avere una copertura televisiva nazionale) così da occupare il suo slot televisivo (ossia il sabato sera dalle 18 alle 20) ed espandere il dominio della WWF nel panorama del wrestling americano. Lo slot fu utilizzato per lo più come concentrato di highlights dagli altri show della WWF, per poi essere a sua volta rivenduto nel marzo 1985, quando lo concesse a Jim Crockett, dando il via al processo che creò l’erede naturale della Georgia Championship Wrestling: la World Championship Wrestling, o WCW. Ma questa è un’altra storia…

Vince McMahon annuncia l’acquisto della GCW

Ma non era finita qui, perché pochi giorni dopo il “Black Saturday” infatti si sarebbe svolto al Madison Square Garden uno special televisivo in cui il main event sarebbe andato in onda addirittura su MTV, e dal nome piuttosto esplicativo: The Brawl To End It All. Da un pò di tempo il binomio tra WWF e musica rock e pop era sempre più stretto: Hulk Hogan entrava con Eye of the Tiger, la sigla di WWF Championship Wrestling (il principale programma TV della federazione) si apriva con una versione strumentale di Thriller di Michael Jackson, oltra ad avere intermezzi pieni di successi degli artisti più popolari (dai Tears for Fears a Bruce Springsteen, fino ai Van Halen, Huey Lewis & the News, Hall & Oates, e tanti altri), il Piper’s Pit si apriva sulle note di Owner of a Lonely Heart degli Yes, Lou Albano che appariva nei videoclip di Cyndi Lauper, e così via. Lo stesso evento ebbe come canzone trainante in promo e spot Cruel Summer delle Bananarama:

Con questo special MTV avrebbe cementato ancor di più il rapporto tra la musica e il mondo wrestling, che non aveva mai avuto un evento così mediatico, atteso, e di risonanza, ulteriormente enfatizzato dalla prestigiosa presenza di Cyndi Lauper. La maggior parte dello show andò in onda solo nella TV a circuito chiuso (sul Madison Square Garden Network) ma non mancarono ovviamente le principali stelle della federazione come Antonio Inoki, Paul Orndorff, Bob Backlund, o Sgt. Slaughter e la sua fedele recluta Terry Daniels, che tentarono -fallendo- l’assalto ai titoli di coppia dei North-South Connection, o Tito Santana, che mantenne il titolo Intercontinentale contro Bob Orton. E ovviamente Hulk Hogan, che mantenne la cintura mondiale contro Greg “The Hammer” Valentine.

Ma la vera attrazione fu ovviamente il match tra Fabulous Moolah e Wendi Richter, che si preannunciava come un evento storico: oltre ad essere l’unico match dell’evento ad andare in onda su MTV, Fabulous Moolah avrebbe messo in palio per la prima volta in WWF il suo titolo femminile NWA, inaugurando così il “titolo femminile WWF”, alla sua prima difesa di sempre nella federazione di Vince McMahon.

Anche a 60 anni di età Fabulous Moolah rimaneva la wrestler più esperta d’America, e si era rimessa in forma per l’occasione, dominando infatti la contesa in più occasioni e facendo valere il suo strapotere, chiudendo poi il match schienando la Richter per un conto di 3 con un German Suplex, salvo dimenticarsi di sollevare le spalle all’ultimo, e causandosi di conseguenza… un autoschienamento! Al contrario, la Richter ebbe invece la prontezza di sollevare la spalla destra all’ultimo, schienando Fabulous Moolah senza neanche fare niente!

Nonostante i suoi 30 anni di carriera l’ormai ex campionessa femminile si era fatta fregare come una dilettante, e ora aveva perso il titolo! Moolah si accanì sull’arbitro, ma ormai era troppo tardi: Wendy Richter era la nuova campionessa femminile, e Cyndi Lauper si era presa la sua rivincita contro Lou Albano e Roddy Piper!

Il main event di The Brawl To End It All ebbe un successo clamoroso, che polverizzò ogni record di ascolti con un rating di 9.0 (il più alto della storia di MTV fino ad allora), mentre la Richter divenne la seconda campionessa WWF di sempre (la WWF non contava infatti i cambi di titolo avvenuti in NWA), dando così il via definitivo al lancio della divisione femminile WWF dopo i titoli di coppia inaugurati ad aprile.

Il nemico alle porte

Fu un’estate piena di debutti in WWF, e il più memorabile fu indubbiamente quello di Kamala, un gigante ugandese che coi suoi 170 kg si presentava come il wrestler più colossale della federazione dopo André the Giant! Kamala finì immediatamente nella lista degli assistiti di “Classy” Freddie Blassie, che si accaparrò anche un’altra new entry del roster: il russo Nikolai Volkoff.

Volkoff non era nuovo alla WWF (avendoci già lottato tra il 1970 e il 1971, e poi nuovamente tra il 1974 e il 1980) ed era un vero patriota, che usava cantare l’inno dell’Unione Sovietica prima di ogni suo match. Appena tornato, trovò subito una naturale complicità con Iron Sheik e i suoi sentimenti anti-americani, e iniziarono a fare coppia fissa insieme a Blassie, da sempre a fianco dell’iraniano.

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