Giugno 1984: nell’URSS viene lanciato Tetris, muore Enrico Berlinguer, la Francia di Michel Platini vince l’Europeo 1984, i Boston Celtics vincono l’NBA, mentre al cinema escono C’era una volta in America, Karate Kid, Gremlins, Star Trek III, Strade di Fuoco, Top Secret!, Nick lo Scatenato, Bachelor Party, Conan il Distruttore, e soprattutto Ghostbusters, con la mitica canzone di Ray Parker Jr.:

Nel frattempo, i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Tito Santana

Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami

Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki

Campioni di coppia: i North-South Connection (Adrian Adonis & Dick Murdock)

Campione dei pesi leggeri: Dynamite Kid

Campionesse di coppia: Velvet McIntyre & Princess Victoria

Paul o Paula?

Giugno sarebbe stato un mese pieno di sfide per Hulk Hogan, non solo in WWF ma anche a Tokyo, dove sarebbe finalmente avvenuta la tanto attesa rivincita per il titolo mondiale IWGP con Antonio Inoki. Stavolta però l’Hulkster ebbe la peggio, perdendo il titolo per count out (in Giappone infatti il titolo può cambiare di mano senza per forza uno schienamento o una sottomissione) e il primato di “campione dei due mondi” detenuto per 6 mesi, pur avendo ancora saldo alla vita il titolo WWF (che proprio quel mese debuttò con un nuovo design per tuffarsi verso la nuova era, mettendo da parte quello verde ideato nel 1982).

Hulk Hogan e Antonio Inoki

Gli avversari però non mancavano neanche in America: anche David Schultz fallì l’assalto al titolo WWF, ma tornò a proporsi l’unico uomo ad aver affrontato più volte Hogan nel ring senza mai essere schienato: “Mr. Wonderful” Paul Orndorff. Tra le varie sfide affrontate, Hogan tentò persino di vincere i 10.000 dollari promessi dall’ormai abituale Bodyslam Challenge di Big John Studd, ma quest’ultimo si rifiutò di concedergliela dopo aver constatato che Hogan non aveva messo sul piatto la cintura da campione. Ad ogni modo, Hulk Hogan e Paul Orndorff si affrontarono nuovamente per il titolo a St. Louis, nel Missouri, dove stavolta però Hogan riuscì finalmente a schienare Orndorff per la prima volta.

Nonostante la sconfitta, Paul Orndorff continuava ad avere grande confidenza di sé e a tenere fede al suo nome di “Mr. Wonderful”: Orndorff era noto per essere particolarmente narcisista riguardo il suo corpo e il suo aspetto fisico, tanto da farsi immortalare dalle telecamere della WWF durante il suo tempo libero passato tra palestra (dove non perdeva occasione per denigrare gli altri che si allenavano con lui) e saloni di bellezza per farsi curare capelli, unghie, e viso. Una cura maniacale di sé che però suscitò l’ilarità dei fan, che nelle arene gli urlavano di continuo “Paula! Paula!”.

Lo sfottò contagiò anche altri wrestler come Rudy Diamond, che affrontò Orndorff in un match indossando una t-shirt con scritto “Paula”, rendendo però “Mr. Wonderful” ancora più furioso, che mise KO Diamond con due Piledriver consecutive.

Popstar e noci di cocco

Da svariate settimane ormai “Captain” Lou Albano e l’entourage di Cyndi Lauper si sfidavano a distanza -spesso usando il Piper’s Pit di “Rowdy” Roddy Piper- per decretare chi avesse davvero il merito per aver fatto scalare alla Lauper tutte le classifiche musicali. Piper ospitò al Piper’s Pit addirittura David Wolff, il vero manager di Cyndi Lauper, giunto in WWF per smentire una volta per tutte ogni legame tra la cantante e Lou Albano, sostenendo che la presunta collaborazione millantata da Albano fosse solo un pretesto per farsi pubblicità. E non solo, perché Wolff fece anche una promessa per zittire una volta per tutte Albano: avrebbe portato Cyndi Lauper al Piper’s Pit come prova che solo lui poteva fare una cosa del genere! La notizia fu clamorosa: la WWF avrebbe ospitato nei suoi show una superstar mondiale della musica pop!

Il Piper’s Pit si confermò sempre più come lo show dove “succedevano le cose”, lo spazio che accendeva la miccia di tutte le rivalità, e dove bisognava tenere alta la guardia per non cadere nelle provocazioni di Roddy Piper, come scoprì anche “Superfly” Jimmy Snuka a sue spese. Snuka era già stato ospite del Piper’s Pit a marzo (rimediando le solite provocazioni di “Hot Rod” riguardo le sue origini figiane), ma stavolta, Piper si spinse persino oltre, gettando addosso a Snuka banane e noci di cocco, spaccandogliene persino una in testa!

Dopo avergli spaccato una noce di cocco in testa, non contento Roddy Piper mise sottosopra il set del Piper’s Pit, e umiliò Snuka prendendolo prima a cinghiate con la sua cinta, per poi spappolandogli una banana in faccia. Ma quando Snuka riprese coscienza ormai era tardi: Piper se l’era data a gambe nel backstage, mentre un esercito di wrestler del roster tentò di calmare la sua furia. Fu un siparietto incredibilmente violento per gli standard dell’epoca (Gene Okerlund stesso invitò i bambini più impressionabili a non guardare), che non sarebbe di certo rimasto senza conseguenze.

Una volta ristabilitosi Jimmy Snuka tornò a mostrarsi a Tuesday Night Titans per essere intervistato da Vince McMahon, promettendo che presto avrebbe avuto la sua vendetta su “Hot Rod”. La rissa tra Piper e Snuka fece molto parlare di sé, ma venne inevitabilmente coperto da quello che si preannunciava come l’evento mediatico più importante della storia della WWF, e probabilmente il più mediatico della storia del wrestling dai tempi della faida tra Jerry “The King” Lawler e Andy Kaufman: Cyndi Lauper ospite al Piper’s Pit!

La First Lady

Stavolta non si trattò di una falsa promessa: Cyndi Lauper presenziò davvero al Piper’s Pit, tenendo un’intervista in cui inizialmente Piper fu stranamente amichevole, almeno finché non si toccò il tasto Lou Albano, in cui la Lauper -ovviamente- smentì che fosse lui il suo manager. A quel punto spuntò fuori proprio Albano, e gli animi si iniziarono a scaldare sempre di più, finché una spazientita Cyndi Lauper non iniziò a rovesciare il tavolo del Piper’s Pit e a picchiare entrambi con la sua borsa! 

Fortemente irritata per quanto accaduto, Cyndi Lauper decise di dare ad Albano una lezione una volta per tutte, affermando che non capisse nulla di musica proprio come non capiva nulla di wrestling, e glielo avrebbe dimostrato nel suo campo: nel ring! La Lauper propose infatti una sfida di wrestling femminile tra due lottatrici che i due avrebbero scelto in loro rappresentanza. Cyndi Lauper non ci mise molto a scegliere la sua campionessa, accaparrandosi immediatamente Wendi Richter (già vista ad aprile in una serie di match contro le campionesse di coppia, Velvet McIntyre & Princess Victoria), mentre Lou Albano scelse la più grande wrestler che si fosse mai vista… The Fabulous Moolah!

Moolah era stata un’autentica istituzione e apripista per il wrestling femminile: dopo essere stata la valletta di “Nature Boy” Buddy Rogers (primo campione WWF di sempre nel 1963), iniziò a combattere come wrestler solista anche per la futura WWF -ossa la Capitol Wrestling Corporation di Vince McMahon Sr.- arrivando anche a detenere il titolo femminile NWA per 4 volte, totalizzando quasi 27 anni di regno totali (!) tra il 1956 e il 1984, e rompendo persino un importante tabù diventando nel 1972 la prima donna mai autorizzata a combattere al Madison Square Garden (lottare per le donne era proibito addirittura in tutto lo Stato di New York!).

Moolah nel 1984 aveva ben 60 anni, ma non aveva perso la sua verve: la cintura femminile NWA era infatti ancora alla sua vita, e aveva ancora forza da vendere (Albano la presentò in TV direttamente da un bar dove Moolah era impegnata a battere tutti gli uomini a braccio di ferro), e con il suo ingaggio la WWF acquistò dall’NWA persino i diritti del titolo, che ora venne rinominato “WWF Women’s Championship”, senza però tenere conto dei cambi di titolo che la cintura aveva subito in NWA. Di conseguenza per la WWE Moolah si poteva definire campionessa ininterrotta dal 1956 (!), rendendo così di fatto la cintura femminile la più antica della WWF.

La guerra del Golfo, prima della guerra del Golfo

Nella loro faida patriottica, Iron Sheik aveva ferito nell’orgoglio anche la fedele recluta di Sgt. Slaughter, Terry Daniels, attaccandolo mentre teneva alta la bandiera americana a bordo ring. Armato di voglia di rivincita, Daniels chiese a Slaughter di combattere da solo questa battaglia e affrontare l’iraniano in un match: Daniels infatti era stato un marine, e sapeva come combattere. Durante il match però la sua inesperienza nel ring però si fece sentire, e Sgt. Slaughter si sentì costretto ad intervenire, attaccando Iron Sheik e costando alla sua recluta il match per squalifica, salvandolo però dalla furia dell’ex campione WWF.

Se dall’altra parte del mondo dal 1980 imperversava la guerra tra Iraq (supportato dagli Stati Uniti) e Iran, il match tra Sgt. Slaughter e Iron Sheik sarebbe stato il perfetto rappresentante nel wrestling di questo conflitto, che divenne per questo molto più di un “semplice” match tra colossi della compagnia. 

Un gruppo di iraniani mentre bruciano la bandiera americana

L’atmosfera nell’arena era rovente, come se l’intero palazzetto si trovasse su un campo di battaglia invece che in un evento di wrestling, e Sgt. Slaughter si immedesimò subito nel mood dell’arena, partendo subito a mille contro Iron Sheik strappandogli il kefiah (il copricapo tipico della cultura islamica che il colosso iraniano indossava sempre) e gettando i brandelli tra la folla. Il campione iraniano però non fu da meno, colpendo violentemente Slaughter al volto coi suoi stivali rinforzati d’acciaio fino a farlo sanguinare, con il pubblico scioccato alla vista di Slaughter sanguinante.

Anche senza l’uso di armi, i due sfruttarono appieno l’assenza di squalifiche del match con colpi bassi e una vena agonistica fuori scala, ma a trionfare alla fine fu Sgt. Slaughter, che rubò ad Iron Sheik uno dei suoi stivali, usandolo a mò di martello contro la sua testa. Il pubblico esplose come di gioia come poche altre volte, festeggiando con Slaughter urlando all’unisono “U-S-A! U-S-A! U-S-A!” a squarciagola. L’America aveva vinto, e l’invasore iraniano era finalmente stato zittito.

Arrivi e ritorni

In una federazione sempre più in espansione, a giugno fece il suo debutto di “Mad Dog” Vachon, ex campione AWA che nonostante i suoi 54 anni poteva ancora dare tanto al business. Anche se proveniente da una delle famiglie canadesi più illustri del mondo del wrestling, vista l’età Vachon non lottò molto, ma fu comunque usato molto per gli show della WWF in Canada, dove era particolarmente popolare.

“Mad Dog” Vachon

Ci furono anche ritorni di prestigio, perché tornò in circolazione l’uomo più eccentrico della WWF, Jesse “The Body” Ventura, tornato finalmente a lottare dopo un piccolo periodo di pausa. Proveniente dall’assolata California, e con un passato da ex marine e bodyguard dei Rolling Stones, Ventura era uno dei wrestler fisicamente più imponenti della federazione, dotato di un look decisamente pittoresco fatto di capelli colorati ed orecchini sgargianti, un look che si ispirava chiaramente al leggendario ex campione WWF ”Superstar” Billy Graham (uno dei pochi ad aver battuto Bruno Sammartino). Sin dal suo arrivo in WWF nel 1982, Ventura si era messo in mostra affrontando persino Bob Backlund per il titolo mondiale, ma gli era sempre mancato quel piccolo passo in più per la consacrazione definitiva. Tornato finalmente dopo mesi di assenza, questa poteva essere la volta buona…

L’eccentrico Jesse Ventura

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