Aprile 1984: i narcos di Pablo Escobar uccidono il ministero colombiano Rodrigo Lara Bonilla, si conclude il Giubileo straordinario del 1983/84, il virologo francese Luc Montagnier diventa il primo ad isolare e riconoscere l’AIDS, in Giappone va in onda il primo episodio di Mila e Shiro, Voglia di tenerezza domina gli Oscar vincendo anche la statuetta per Miglior Film, escono al cinema Passione Fatale, Venerdì 13 – Il capitolo finale, e Swing Shift, mentre West End Girls dei Pet Shop Boys impazza in radio:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Tito Santana
– Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami
– Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki
– Campioni di coppia: i Soul Patrols (Rocky Johnson & Tony Atlas)
– Campione dei pesi leggeri: Dynamite Kid
Verso New York
Come da tradizione mensile la WWF a fine mese sarebbe tornata al tempio del wrestling, il Madison Square Garden di New York, e come al solito fu dunque imbastita una card di tutto rispetto: Tito Santana avrebbe difeso il titolo Intercontinentale contro JJ Dillon, Roddy Piper e la sua consolidata banda (Paul Orndorff, e David Schultz) avrebbero affrontato Ivan Putski insieme ai campioni di coppia Rocky Johnson e Tony Atlas, mentre Sgt. Slaughter avrebbe finalmente ottenuto il suo rematch contro Iron Sheik, e Bob Backlund avrebbe affrontato nel “suo” Garden la sua storica nemesi, Greg “the Hammer” Valentine, con cui si era conteso il titolo WWF negli anni precedenti.

Non dovendo difendere le cinture al MSG, i campioni di coppia dei Soul Patrols furono chiamati a confermare i titoli qualche giorno prima, in un match contro il team di Adrian Adonis e Dick Murdoch… i North-South Connection. Adonis era un veterano della divisione di coppia grazie agli anni passati a lottare accanto a Jesse “The Body” Ventura, ma da quando gli infortuni avevano iniziato a tormentare Ventura, Adonis si trovò costretto a cercarsi un nuovo partner, e lo trovò in Dick Murdoch alla fine del 1983. Pur avendo affinità, nessuno vedeva nei due dei potenziali campioni di coppia, e proprio per questo ci fu stupore generale… nel vedere i North-South Connection strappare le cinture ai Soul Patrol!

Dopo 154 giorni si era dunque concluso il regno di Johnson e Atlas, importantissimo nella storia della WWF in quanto primo regno titolato di un atleta di colore (in questo caso due).
Paul Orndorff si gioca le sue ultime opportunità
Hulk Hogan affrontò nuovamente Paul Orndorff in una serie di show, senza però mai batterlo di netto (vincendo per count out addirittura per la terza volta). Anche se non era mai stato schienato restava il fatto che Orndorff non aveva mai battuto Hulk Hogan in 2 mesi di ripetuti match tra i due, e per avere un’altra opportunità avrebbe dovuto aspettare. Ma la minaccia n.1 per Hogan però non era solo “Mr. Wonderful” in sé, ma anche Roddy Piper, David Schultz, a cui adesso si era aggiunto “Ace” Bob Orton (che iniziò a farsi chiamare “Cowboy” Bob Orton, per via del suo tipico cappello). Hogan comunque riuscì a trionfare di nuovo, battendo Schultz ben 3 volte in un mese.

Il Piper’s Pit intanto diventava sempre più una trappola mortale per chiunque ci finisse ospite: se prima Piper si limitava a provocare e insultare i suoi ospiti, ora gli metteva persino le mani addosso! Il primo malcapitato fu Frank Williams, che dopo le solite schermaglie che tutti gli ospiti del Piper’s Pit subivano si ritrovò vittima di un pestaggio di “Hot Rod”, che dopo aver cacciato dal palco Williams a pedate, se ne uscì con uno dei suoi tormentoni più iconici: “Quando tutti pensano di avere le risposte, io cambio le domande”.
Nel match al Garden la banda Piper mostrò non solo maggiore chimica di Putski e i Soul Patrols (ancora increduli di aver perso le cinture), ma anche maggior astuzia: la vittoria arrivò infatti grazie a Piper e ad un tirapugni nascosto nei suoi calzoncini, con cui colpì Putski in fronte per lo schienamento vincente. Putski ovviamente non prese bene la sconfitta, sfruttando il microfono di Gene Okerlund per sfidare apertamente Piper.
Girls Just Wanna Have Fun
Se coi face Roddy Piper era sempre ostile e provocatorio, con gli ospiti heel del Piper’s Pit era sempre cordiale e socievole, e tra gli ospiti più “graditi” ci fu il principale manager della WWF, “Captain” Lou Albano, che sfruttò il Piper’s Pit per ricordare a tutti fino a che punto le sue abilità di manager potessero arrivare, portando l’esempio più prestigioso della sua scuderia: la cantante Cyndi Lauper!
Nell’autunno del 1983 la Lauper aveva infatti lanciato il suo più disco di maggior successo, She’s So Unusual, contenente hit assolute come Time After Time e Girls Just Wanna Have Fun, nei cui videoclip recitava… proprio Lou Albano!
Albano e la Lauper si erano infatti conosciuti per caso in un volo dal Porto Rico, stringendo subito amicizia e ripromettendosi di collaborare insieme per qualche progetto. Dopodiché Cyndi Lauper chiese ad Albano di interpretare il ruolo di suo padre nel videoclip di Girls Just Wanna Have Fun, ormai una prassi imprescindibile nell’era di MTV, che aveva debuttato sulle reti americano solo 2 anni prima. Albano accettò con entusiasmo, ottenendo anche un piccolo cameo nel videoclip di Time After Time e consolidando così la collaborazione con una delle popstar più in ascesa del momento.

Il disco della Lauper ebbe un successo mondiale, vincendo persino il Disco d’Oro, un traguardo che Lou Albano ci tenne a considerare anche suo, ritenendosi l’unico responsabile del successo della cantante grazie alla sua esperienza di manager.
La divisione femminile WWF viene inaugurata
E a proposito di “ragazze che vogliono divertirsi”, a fine mese al MSG il pubblico di New York poté conoscere anche le ultime arrivate in casa WWF, Princess Victoria e l’irlandese Velvet McIntyre. Quello che sorprese di più del loro debutto però fu quello che tenevano saldamente alla vita: delle cinture. Le cinture in questione erano quelle da campionesse di coppia femminili NWA, che le due avevano vinto 5 mesi prima. Avendole messe sotto contratto, la WWF si ritrovò così ad acquistare anche le cinture, introducendo per la prima volta nella sua storia dei titoli femminili nella federazione. Le due ragazze debuttarono a inizio mese, per poi farsi conoscere meglio al Garden affrontando Peggy Lee e “Cowgirl” Wendi Richter.

Il rematch tra Sgt. Slaughter e Iron Sheik
L’atteso rematch tra Sgt. Slaughter e Iron Sheik si svolse con la stessa formula del primo: patriottismo, rabbia, e tanto agonismo… tutti ingredienti che regalarono un match senza esclusione di colpi (Iron Sheik entrò addirittura dal retro, nel tentativo di prendere Slaughter alle spalle) e con tanto equilibrio, almeno finché Slaughter non decise di alzare l’asticella: così come Iron Sheik aveva usato la sua cinta per frustarlo nel loro primo match, stavolta Slaughter si tolse uno dei suoi stivali per usarlo come arma contro l’iraniano! Il regolamento lo consentiva (lo stivale era pur sempre parte del suo vestiario, e non un oggetto esterno), ma l’arbitro tentò comunque di fermarlo, senza grande successo.
Dopo ripetuti colpi con lo stivale, l’arbitro decise comunque di squalificare Slaughter e consegnare la vittoria ad Iron Sheik. La decisione dell’arbitro creò non poche controversie: in fondo non si era fatto gli stessi scrupoli a febbraio, quando l’iraniano lo prese a cinghiate con la sua cinta, ma a Slaughter poco importava del match… lui voleva solo far pentire Iron Sheik di essere nato, tanto da inseguirlo nel backstage anche a match concluso per dargli il resto!




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