Marzo 1984: muore Gaëtan Dugas, considerato erroneamente il “paziente zero” dell’AIDS, in giappone debutta in TV L’Incorreggibile Lupin, escono al cinema Scuola di Polizia, Repo Man, Harry & Son, Splash – Una sirena a Manhattan, This is Spinal Tap, e Gara con la Luna, mentre Relax dei Frankie Goes to Hollywood è il successo del momento:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Tito Santana
– Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami
– Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki
– Campioni di coppia: i Soul Patrols (Rocky Johnson & Tony Atlas)
– Campione dei pesi leggeri: Dynamite Kid
Piper si fa nuovi nemici… e nuovi amici
Hulk Hogan aveva conservato il titolo WWF contro “Mr. Wonderful” Paul Orndorff, ma non l’aveva affatto battuto, avendo vinto il match solo per count out. Hogan affrontò stabilmente anche Big John Studd, l’ex campione Iron Sheik, e l’altro assistito di Piper, David Schultz, ma Orndorff restava la minaccia principale, il ché faceva rimanere nei radar di Hogan anche Roddy Piper, ormai tornato stabilmente a lottare oltre che ad assistere Orndorff come manager. Il rematch avvenne a Baltimore, dove ancora una volta Hogan vinse, e ancora una volta per count out, ancora una volta senza aver schienato Orndorff.

Oltre che ad Hogan però, Roddy Piper era impegnato parallelamente in un altra guerra: quella a tutto il roster WWF! In appena 2 mesi di vita infatti, il suo Piper’s Pit si era imposto come lo spazio più irriverente del palinsesto WWF, attirandosi le antipatie di buona parte del roster. Due ospiti che erano rimasti particolarmente infastiditi dalla conduzione di Piper furono Eddie Gilbert e Tony Garea (che si mise in risalto per essere stato l’unico capace di zittire Piper nel suo stesso show), entrambi intervistati al Piper’s Pit il mese precedente, ed entrambi alleati contro Piper e David Schultz (l’altro assistito di Piper oltre ad Orndorff) in un Tag Team match che però persero.
Nonostante le controversie, il prestigio del Piper’s Pit aumentava sempre di più, e anche la portata dei suoi ospiti, visto che iniziarono ad arrivare anche stelle come il campione Intercontinentale Tito Santana, André the Giant e “Superfly” Jimmy Snuka. Ma Piper non si faceva impressionare dai nomi, prendendosi gioco anche di Snuka e Santana (deridendoli per le loro origini) e persino di André e i suoi 230 kg senza ritegno, insinuando come non fosse assolutamente possibile che Big John Studd non lo avesse mai battuto nella loro eterna battaglia per decretare il gigante migliore… visto che avrebbe potuto battere André lui stesso!
Stanco di Piper, André si limitò a sollevarlo per il collo come fosse un peso piuma e a strappargli via la maglietta, per poi andarsene lasciando un Piper illeso al resto del suo show. Dopotutto, non si usa di certo un bazooka per far fuori una zanzara! Piper la prese piuttosto sul personale, perdendo le staffe come non mai, urlando ad André “you don’t throw rocks at a man who has got a machine gun (“non si tirano pietre ad un uomo con una mitragliatrice”), lasciando intendere che non fosse di certo finita.
Che si chiamasse André the Giant o Eddie Gilbert, Piper non era di certo un uomo timoroso dei suoi avversari, ma si stava facendo tanti nemici in pochissimo tempo, e l’aiuto di Orndorff e Schultz sarebbe potuto non bastare più. Pertanto servivano nuovi alleati…
Fu così che Piper fece approdare in WWF “Ace” Bob Orton, un’alleanza che venne confermata praticamente da subito (Piper fece da manager a Orton nel suo match di debutto contro Lee Wong). La scelta non poteva essere più azzeccata, dato che Orton aveva già militato in WWF ad alti livelli tra il 1981 e il 1983, oltre ad avere un pedigree di tutto rispetto: era infatti il figlio di Bob Orton Senior, che aveva lottato 20 anni prima in WWF affrontando persino Bruno Sammartino per il titolo WWF (ai tempi ancora WWWF) al Madison Square Garden. “Ace” Bob aveva seguito le orme del padre lottando a sua volta per il titolo WWF contro Bob Backlund durante il suo primo stint nella federazione di Stamford.

E’ guerra tra Sgt. Slaughter e Iron Sheik
Dopo le faccende intorno al titolo WWF, la rivalità che più di tutte stuzzicava la fantasia dei fan era indubbiamente quella appena nata tra Iron Sheik e Sgt. Slaughter. Nel loro primo match -a fine febbraio- Iron Sheik aveva colpito duramente l’orgoglio di Slaughter abbandonando il ring proprio nel suo momento di massimo dominio, perdendo volontariamente per count out, come per dire a tutti che non valeva neanche la pena infierire ulteriormente sul suo avversario.
Slaughter ovviamente non si fece attendere a rispondere all’affronto, incrociando il fuoco con Iron Sheik poco dopo un match vinto dall’iraniano contro Eddie Gilbert, dove impugnando un microfono dichiarò ufficialmente guerra ad Iron Sheik, citando anche il giuramento di fedeltà alla bandiera americana: “I pledge allegiance to the Flag of the United States of America, and to the Republic for which it stands: one Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all” (Giuro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d’America, e alla Repubblica che essa rappresenta: una Nazione al cospetto di Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti”). Sgt. Slaughter non era lì solo per battere Iron Sheik, era in missione per conto dell’intero popolo americano.





Lascia un commento