Febbraio 1984: iniziano le Olimpiadi invernali di Sarajevo, Al Bano e Romina vincono uno storico Sanremo dove si esibiscono anche i Queen, Thriller di Michael Jackson diventa l’album più venduto della storia, al cinema escono Lassiter lo Scassinatore, Quel Giorno a Rio, e Footloose, mentre in radio impazza la canzone ufficiale del film, Footloose di Kenny Loggins:
Nel frattempo, i campioni WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Don Muraco
– Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami
– Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki
– Campioni di coppia: i Soul Patrols (Rocky Johnson & Tony Atlas)
– Campione dei pesi leggeri: (vacante)
La nuova dura vita di Hulk Hogan
Campione WWF da meno di un mese, Hulk Hogan si stava preparando a condurre la federazione verso una nuova era. Ma l’Hulkster era anche campione IWGP in Giappone, e pur essendo il nuovo portabandiera della WWF continuò ad onorare i suoi impegni con la NJPW, vincendo la maggior parte degli incontri, con le sconfitte che arriveranno solo in match di coppia (e dove Hogan non venne mai schienato). Hogan tornó in America dopo un paio di settimane per affrontare la sua prima difesa titolata in assoluto contro The Masked Superstar, vincendo per squalifica. Ma la vera sfida era dietro l’angolo: il già annunciato match per il titolo contro “Mr. Wonderful” Paul Orndorff, che sarebbe stata anche la prima difesa titolata di Hogan nel “suo” Madison Square Garden.

Con gli impegni giapponesi di Hogan, lui e Orndorff non ebbero molte occasioni di interagire prima del loro match, anche se a tenere calda la fiamma tra i due ci pensarono le provocazioni di “Rowdy” Roddy Piper, giunto in federazione da un mese ma momentaneamente fermo ai box per un infortunio, che aveva prestato ad Orndorff i suoi servizi manageriali.
Arrivati al match Orndorff si dimostrò un avversario decisamente tosto, e perse il match solo per count out dopo essere stato scaraventato fuori dal ring da Hogan. Vittoria o no, restava comunque un fatto: Hogan non aveva schienato Orndorff, il ché fece imbestialire “Mr. Wonderful”, che ci tenne a ribadirlo più volte per rivendicare il suo diritto ad un rematch.
L’ombra di Roddy Piper si estende sulla WWF
A un mese dal suo arrivo però Roddy Piper era finalmente guarito, pronto a fare il suo debutto nel ring, e con “Hot Rod” di nuovo a pieno regime al fianco di Orndorff, il pericolo per Hogan divenne doppio. Proprio Orndorff fu il primo ospite assoluto del Piper’s Pit, il talk show personale di Roddy Piper che aveva sostituito quello ufficiale della federazione dalla fine del mese precedente. Piper ospitò anche il suo secondo assistito, “Dr. D” David Schultz, che fu anche il suo partner per il suo atteso ritorno in-ring post infortunio, un Tag Team match vinto contro Frankie Williams e John Callahan.

Se coi suoi due assistiti il Piper’s Pit poteva sembrare un ambiente tranquillo e rilassato, “Hot Rod” mostrò presto il vero volto del suo talk show non appena invitò ospiti esterni alla sua scuderia come Eddie Gilbert, giovane promessa 22enne della WWF, figlio dell’ex wrestler Tommy Gilbert e protetto di Bob Backlund in persona. Gilbert era stato protagonista di un 1983 decisamente complicato: dopo un incidente d’auto che lo aveva tenuto fuori gioco per qualche mese, una volta rientrato affrontò The Masked Superstar, rimanendo infortunato al collo dopo essere stato colpito da quest’ultimo con 3 Neckbreaker.
Dopo un inizio intervista tutto sommato cordiale, Piper fece capire subito l’antifona del Piper’s Pit, iniziando a insultare tra le righe il padre di Gilbert, definendolo uno “stupido ignorante e irresponsabile” per aver permesso al figlio di salire sul ring dopo quanto gli era successo nell’ultimo anno. Gilbert accennò un infastidita reazione, ma alla fine Piper monopolizzò come sempre lo show a suo piacimento, senza dargli grande possibilità di replica e chiudendo anzitempo l’intervista.
Era chiaro a tutti che il Piper’s Pit non sarebbe stato un talk show democratico e imparziale, e reagì di conseguenza il 5 volte campione di coppia WWF Tony Garea, che da ospite si mostrò piuttosto infastidito dalle ripetute provocazioni di Piper (che preferì sottolineare le 5 perdite dei titoli di Garea piuttosto che le 5 conquiste), chiedendo a Piper dove fossero i suoi titoli WWF, prendendosi gioco delle sue origini scozzesi affermando che lui al contrario di “Hot Rod” non avrebbe MAI indossato una gonna neanche morto (!), e abbandonando il palco prima ancora che Piper potesse aprire bocca per replicare.
Per la prima volta il Re del trash talking non aveva avuto l’ultima parola, ma nonostante questo piccolo imprevisto, Piper condusse comunque il Piper’s Pit con la solita sua spacconeria. Il suo ospite successivo fu The Masked Superstar, che da lì a poco avrebbe lasciato la federazione, e ci mancò poco che lasciasse la federazione… da smascherato. Prima di essere ospite al Piper’s Pit The Masked Superstar aveva infatti affrontato André the Giant, perdendo il match e andando ad un passo dal farsi smascherare dal gigante francese davanti al pubblico del MSG, cavandosela con una forsennata fuga dal ring.
La situazione dei titoli di coppia e Intercontinentale
“The Magnificent” Don Muraco stava ancora conducendo il più lungo regno da campione Intercontinentale della storia, che già il mese precedente aveva rischiato di interrompersi a causa di Tito Santana, in un match tra i due al MSG che finì per doppia squalifica. Ma stavolta andò ben diversamente, visto che il rematch tra i due organizzato al Boston Garden vide trionfare Tito Santana, che divenne il primo atleta messico-americano a vincere il titolo Intercontinentale, consacrando il suo status di wrestler latino più popolare in assoluto dai tempi di Pedro Morales.

Furioso per aver perso il titolo dopo più di un anno, Muraco sfidò Santana ad un rematch appena 11 giorni dopo al MSG, già teatro del loro primo scontro, ma ancora una volta fu Santana a trionfare, mantenendo il titolo per count out.
E a proposito di campioni internazionali: il giapponese Mr. Fuji, che 12 anni prima era diventato insieme al Professor Tanaka il primo asiatico a vincere un titolo WWF (i due vinsero insieme 3 titoli di coppia), aveva trovato un nuovo partner… lo zainichi (ossia i coreani residenti in Giappone) Tiger Chung Lee. I due tentarono subito di entrare nei radar dei campioni di coppia, Tony Atlas e Rocky Johnson, meglio conosciuti come i Soul Patrols (primissimi afroamericani a conquistare cinture in WWF), sfidandoli anche al MSG in un 6 Tag Team match con l’aggiunta di Sgt. Slaughter dalla parte dei giapponesi, e di Ivan Putski dalla parte di Johnson e Atlas, vinto da questi ultimi.

USA vs Iran: Sgt. Slaughter vs The Iron Sheik
Dopo aver fallito la riconquista del titolo WWF contro Hulk Hogan, Iron Sheik si mise da parte nella lotta al titolo, ormai diventato un affare tra Hogan e Paul Orndorff, tornando a fare quello che amava di più: insultare e denigrare il popolo americano, ostentando il suo fiero nazionalismo iraniano. Un sentimento che non poteva non scontrarsi con la più patriottica delle superstar WWF: Sgt. Slaughter.

All’epoca i rapporti tra Stati Uniti e Iran erano più tesi che mai in seguito alla Rivoluzione Iraniana del 1979 (oltre che per il supporto degli Stati Uniti all’Iraq durante la guerra tra Iran e Iraq, iniziata nel 1980), e un patriota americano e un patriota iraniano nella stessa federazione non potevano convivere pacificamente: prima o poi tra i due sarebbe scoppiata la guerra, era solo questione di tempo. Le prevedibili scintille tra i due scoppiarono dopo una facile vittoria di Iron Sheik su Steve Lombardi, con l’iraniano che -dopo i soliti sfottò al pubblico americano- nel rientrare negli spogliatoi incontrò sulla rampa d’ingresso proprio Slaughter (che stava invece facendo il suo ingresso per affrontare John Callahan), con cui si scambiò parole poco amichevoli.
Slaughter era uno degli heel più odiati della WWF, ma la sua reazione ostile ai proclami anti-americani di Iron Sheik gli fecero piovere addosso l’approvazione dei fan dell’arena, che lo incoronarono loro nuovo beniamino. Tra i due fu immediatamente decretato un match per la settimana successiva, che si rivelò molto duro grazie anche ad un arbitraggio piuttosto permissivo: Iron Sheik frustò ripetutamente Slaughter con la sua cinta davanti all’arbitro, che la considerò “legittima” in quanto parte del suo ring attire, riducendolo talmente allo stremo delle forze che l’iraniano abbandonò volutamente il ring, proclamarsi vincitore anche senza averlo effettivamente schienato. Sgt. Slaughter vinse dunque per count out, sentendosi però profondamente umiliato e amareggiato per l’assoluto menefreghismo con cui Iron Sheik aveva abbandonato la contesa.
Il paziente inglese
Intanto dall’altra parte del mondo, a Tokyo, in Giappone, tornava finalmente ad essere assegnato il titolo dei pesi leggeri, ormai vacante dall’agosto 1983, ossia da quando il suo ultimo detentore Tiger Mask aveva annunciato il ritiro. Il titolo fu vinto dall’inglese Dynamite Kid, che battendo il finale Cobra riuscì a conquistare la cintura appartenuta per tanto tempo alla sua vecchia nemesi con la maschera da tigre.

Anche se non aveva mai lottato per nessuna federazione statunitense, Dynamite Kid era uno dei wrestler più tosti che ci fossero: si era formato tra Regno Unito, Canada, e Giappone, e prima di entrare nel wrestling era stato persino un bareknuckle boxer (ossia pugilato a mani nude). Per fortuna di tutti gli atleti WWF però, c’era un intero oceano a separarli dall’inglese, che poteva difendere il titolo solamente in Giappone per la collaborazione tra WWF e NJPW, ma chissà che un giorno non avesse deciso di fare una capatina in America…




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